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29/3/2012

Bindi: «Questa riforma espropria i cittadini e uccide il bipolarismo»
di Giovanna Casadio - da La Repubblica


«Questo accordo, se resta così, espropria i cittadini, che non sceglieranno i parlamentari, non voteranno per la coalizione: è la tomba del bipolarismo e non darà stabilità al governo del Paese».

Presidente Bindi, la legge elettorale si deve cambiare o no?
«Sia chiaro, cambiare il Porcellum è prioritario, ma questo non vuol dire acconsentire a qualsiasi legge elettorale, cancellare una cosa cattiva per accettarne una pessima».

Il Pd ha votato nella sua Assemblea, e ha presentato in Parlamento, una proposta di legge per il maggioritario a doppio turno. Però se si vuole cambiare davvero, un compromesso va accettato?
«Agli elettori va restituita la scelta dei parlamentari senza espropriarli del potere di optare per la coalizione. Nella bozza dell'accordo ci sono rischi e io ho obiezioni che non credo siano solo mie. Innanzitutto, è da dimostrare che con collegi grandi come due province e liste bloccate si restituisca la scelta dei parlamentari. Secondo me, no. Anche perché resta il problema di chi indica le candidature».

Seconda obiezione?
«Questa ipotesi di riforma elettorale chiede all'elettore di votare il partito non la coalizione. Torniamo ai partiti con le mani libere in un momento di crisi enorme della vita dei partiti. Così si mette a rischio il bipolarismo. Non abbiamo grandi partiti, i principali non raggiungono insieme il 50% dei voti e non possono mai costituire l'ossatura di un bipolarismo certo e sicuro. In Italia il bipolarismo o è di coalizione o non è. L'idea di un premio di maggioranza al partito principale dà un piccolo vantaggio, ma non stabilità al sistema che diventerebbe multipolare».

Dal Porcellum alla porcata bis? Tuttavia questa intesa la difende Bersani, dal quale lei si smarca?
«Come ha detto D'Alimonte non vorrei che puntando a Berlino ci ritrovassimo a Weimar, all'ingovernabilità. Io sto sostenendo la mozione con la quale Bersani ha vinto il Congresso».

Fin qui il merito. Quale è la sua contrarietà politica?
«L'ingovernabilità non può che produrre le Larghe Intese. Sono onesti quelli dell'Udc, lo dichiarano, anche perché se ne avvantaggerebbero. Il Pdl, che prevede di perdere, ha così la possibilità di pareggiare. Ma dove sta il vantaggio per il Pd? Soprattutto dove sta il vantaggio per l'Italia? In questi giorni, il governo tecnico ha avanzato una proposta di riforma strutturale del mercato del lavoro e dell'articolo 18, e si è visto che senza la politica non c'è tecnica che regga, non si fanno le scelte. Perché le riforme strutturali rispondono a un progetto di società, e domandano la democrazia competitiva e dell'alternanza. Non si può stare a lungo nel limbo delle Larghe Intese».

Quindi non le piacerebbe un Monti-bis?
«Un Monti-bis, o chi per lui, non farebbe bene al Paese. L'Italia ha bisogno di riprogettarsi e di riprogettare l'Europa. O con le idee del centrodestra o con le idee del centrosinistra. Sulle grandi questioni i due schieramenti continuano a essere alternativi. Se il Pd fabattaglia sull'articolo 18 è perché abbiamo in mente un certo tipo di società. Con questa legge elettorale rinunciamo a costruire l'alternativa».

Monti ha fatto sapere che per il suo governo c'è un forte consenso e per i partiti no. È così?
«So che siamo in un momento difficile, ma questo non può consentire a Monti di creare un conflitto tra il suo governo e i partiti che lo sostengono in Parlamento. Da Monti un cedimento populista basato sui sondaggi non me l'aspettavo. I partiti però devono riscattarsi, mentre questo accordo sulla legge elettorale è il frutto contraddittorio di una rassegnazione».

 

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