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9/11/2008

Cronaca di un decreto fantasma
di Giovanni Bachelet


La sera di mercoledì 5 novembre, dopo un'intera giornata di votazioni in aula, mentre impazzano i festeggiamenti di Obama, deputati e senatori Pd della VII Commissione saltano la cena e si riuniscono con gli attuali responsabili di istruzione, università e ricerca, la senatrice Garavaglia e il professor Modica. Si deve discutere di ricerca, università, fondazioni universitarie, nonché, specificamente, dei dieci punti del Pd sull'università resi noti alla stampa, sui quali saremo per la prima volta consultati. Dalle elezioni di aprile è infatti la seconda volta che ci incontriamo con loro, e la prima in cui si discute della linea del partito democratico. Un po' tardino, essendoci stati fra giugno e novembre tre o quattro decreti del governo (e una parallela campagna di stampa) che hanno bombardato scuola, università e ricerca con effetti non dissimili da quelli ottenuti dagli americani a Dresda.


Per fortuna, anche senza direttive dal centro, deputati e senatori (in parlamento), e studenti genitori docenti sindacato (nelle scuole, nelle università, nelle piazze), hanno già, nel frattempo, combattuto una battaglia abbastanza efficace, provocando le prime marce indietro e le prime correzioni di rotta del governo. Comunque, con il mitico governo ombra, meglio riunirsi tardi che mai! Nel farlo proprio quel mercoledí 5 novembre, abbiamo avuto anche un pizzico di fortuna: la riunione, prevista da tempo, cade alla vigilia di un Consiglio dei ministri nel quale la Gelmini, dopo aver tentennato la settimana precedente, si appresta, secondo notizie arrivate ad alcuni di noi, a varare un decreto su università e ricerca. Possiamo così parlarne insieme e provare, per una volta, a discutere e definire insieme una linea d'azione comune in tempo reale.

Nessuno ha in mano un testo scritto, ma le voci raccolte suggerirebbero cauto ottimismo. A quanto pare si tratterebbe di una prima, parziale marcia indietro. Si rinuncerebbe ad alcuni tagli e provvedimenti approvati nei mesi precedenti che, nel loro insieme, hanno messo in ginocchio ricerca e università. In altre parole, le correzioni di questo decreto verrebbero incontro, ad alcuni emendamenti da noi presentati prima dell'estate in parlamento (e bocciati da governo e maggioranza) e alle corrispondenti, più recenti grida di dolore del movimento di studenti genitori e docenti. A questa correzione il decreto aggiungerebbe anche una variante dei meccanismi concorsuali, per la maggioranza di noi non risolutiva ma nemmeno disprezzabile (commissioni sorteggiate anziché elette, abolizione delle prove scritte per i ricercatori), e comunque -se le anticipazioni della vigilia fossero confermate - limitata ai concorsi banditi fino a Natale.

In queste circostanze l'urgenza del decreto potrebbe essere giustificata: forse, per correggere decreti arroganti e sbagliati fatti a inizio legislatura, al governo non resta che fare nuovi decreti. Ma forse no: per correggere alcune mostruosità in materia di finanziamenti tagliati e blocco del turnover, era più semplice accettare in aula, da parte del governo, alcuni emendamenti alla legge finanziaria presentati dal Pd, ma bocciati proprio in questi giorni (!) in Commissione dalla maggioranza.

Quanto alle novità concorsuali aggiunte alla marcia indietro sui tagli, esse paiono un po' frettolose e condizionate da campagne di stampa in corso, ma non, almeno a prima vista, mostruose; dovrebbero comunque durare solo fino a Natale. Poi una vera riforma di lungo periodo, incluse le regole concorsuali, verrà affidata al parlamento nella forma di un ordinario disegno di legge. Prima della riunione era sfuggita a Modica, nel pomeriggio, una lunga e risentita nota di protesta sull'uso del decreto per definire nuove regole concorsuali; ad altri, alla riunione, sembra che le nuove regole concorsuali previste dal decreto non siano né geniali né terribili e, se limitate a una sola tornata, possano meritare un'accoglienza non pregiudizialmente negativa.

La marcia indietro sui tagli, poi, va salutata con favore. Duro deve essere invece l'atteggiamento sulle riforme di lungo periodo: il dialogo si potrà riaprire solo se il governo si rimangia i tagli, come ben ha detto Veltroni qualche giorno prima; anche riguardo all'articolo 16 della legge 133 sulle fondazioni universitarie, se il governo non lo ritira, qualcuno propone la linea dura: un referendum.

Nessuno, però, può essere certo che il Consiglio dei ministri di domani approverà un testo del tutto conforme alle anticipazioni di oggi. E' quindi prematuro analizzare in dettaglio le nuove regole concorsuali: non si può essere certi che valgano davvero per una sola tornata, né esprimere un giudizio preciso sulla restituzione dei tagli (entità dei fondi recuperati, ma anche origine del ricupero: anche stavolta dai fondi alle regioni disagiate? eh no!). In queste condizioni sciogliamo la riunione, anche perché è mezzanotte, delineando vari scenari possibili a seconda di quale sia il testo definitivo del decreto.

Il pomeriggio del giorno dopo, giovedì 6 novembre, mi trovo alla Luiss alla presentazione del libro di Tognon e Capano su temi strettamente collegati (La crisi del potere accademico in Italia, Arel - Il Mulino 2008) quando giunge la conferma che si sta svolgendo una conferenza stampa subito dopo l'approvazione del decreto in Consiglio dei ministri. L'annuncio io stesso nel corso del dibattito, chiedendo a Valditara, (Pdl segretario della VII Commissione al Senato),  fra i presentatori del libro, se il metodo della decretazione d'urgenza sia proprio il più idoneo all'intervento di lungo periodo, necessariamente bipartisan, che lui stesso ed altri illustri intervenuti avevano pochi secondi prima auspicato per università e ricerca.

Valditara nella sua risposta cerca di tranquillizzare me e l'uditorio attraverso la conferma delle anticipazioni che risultavano la sera prima: è un decreto che rimedia alcuni problemi davvero urgenti, mentre l'intervento di lungo periodo sarà un disegno di legge aperto al contributo parlamentare e al dialogo bipartisan. Bene, bene. Se davvero è così lo giudicheremo fra pochissimo dal testo definitivo: ormai la conferenza stampa che ne annuncia l'approvazione è finita, è questione di minuti e poi apparirà sulla pagina web della presidenza del Consiglio e del MIUR, fatto indispensabile se il decreto agisce, come si dice, anche sui concorsi già banditi, con effetto immediato. Il se è d'obbligo perché il Consiglio dei ministri è durato più del previsto e la voce insistente è che stessero rimaneggiando proprio il testo del decreto su università e ricerca. Chissà, quindi, quanta parte delle anticipazioni della vigilia è sopravvissuta nel testo definitivo.

Sto finendo di scrivere questo commento la mattina di domenica 9 novembre. Tuttora sul sito web della Presidenza del Consiglio c'è solo lo scarno comunicato stampa del 6 novembre che annuncia l'approvazione. Ma è stato veramente approvato qualcosa, e che cosa? La domanda è lecita perché, dopo un diluvio di commenti (non solo da parte di telegiornali e giornali, ma perfino del Presidente della Repubblica), il testo non è ancora disponibile: incredibile ma vero, non si trova da nessuna parte. A nulla è valsa la nota di Stefano Ceccanti che l'altro ieri denunciava lo stato di cose, il disprezzo dei diritti del Parlamento e dei cittadini, la situazione davvero inaudita: il decreto è già operativo (venerdí le migliaia di professori universitari di tutta Italia hanno ricevuto un email ministeriale che, in esecuzione del decreto, sospende le votazioni di lunedí prossimo per concorsi già banditi), ma nessuno ne conosce il testo.

In queste incredibili condizioni sembra inutile continuare a parlare del decreto finché non verrà pubblicato. Forse, quando finalmente potremo leggerlo, lo troveremo parzialmente o magari totalmente accettabile. Intanto, però, con questo gratuito schiaffone alle regole, un altro pezzetto della nostra democrazia se n'è andato.

www.giovannibachelet.it

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31 Maggio 2015
Postato da Redazione

Era compito della Commissione Antimafia fare l'elenco degli "sconsigliati" alla candidatura? Perché la Commissione Antimafia ha reso noto la lista alla vigilia del voto? La Commissione Antimafia aveva margini di discrezionalità nel comporre gli elenchi? Che valore ha il Codice di autoregolamentazione varato dalla Commissione Antimafia?
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