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22/11/2008

Giovanni Bachelet risponde a Irene Tinagli
di Giovanni Bachelet


Cara Irene,

all'ultima direzione ho denunciato la stessa mancanza di coinvolgimento e consultazione che oggi ti porta alle dimissioni. Quindi ti capisco. Anche di recente, sulla questione dell'energia nucleare, mi sono molto scocciato dell'assenza di consultazioni, tanto piú viste le mie competenze professionali nel campo della fisica. Mi sono scocciato anche di tempi, modalità e odg della convocazione di questa nostra direzione.

Per fortuna su scuola università e ricerca,a me pare che, dall'ultima direzione, le cose si siano un po' mosse, e un po' di coinvolgimento e ricambio sia pian piano iniziato. Almeno i gruppi parlamentari hanno cominciato ad essere consultati. Ma in proposito la cosa più importante è un'altra, e riguarda il merito delle tue critiche alla linea politica. Sarebbero giuste, quelle critiche, se il PD avesse fatto le cose che dici. Il PD, però, ha fatto le cose che dici (cavalcare l'Onda, fare proteste scontate e rétro basate sulla retorica del precariato, eccetera) soltanto nei media berlusconiani, gli stessi per i quali Riccardo Villari è un riformista e Leoluca Orlando (premio Adenauer 2008), viceversa, un facinoroso.

Nella realtà del Parlamento e del Paese, invece, il PD si è comportato, almeno nella mia percezione di parlamentare che fino a sei mesi fa faceva il professore alla Sapienza, da partito riformista, con idee semplici su quel che non va e vogliamo rinnovare (vedi i dieci punti sull'università), e anche su quello che funziona abbastanza bene e vogliamo, invece, conservare: per esempio una scuola elementare di qualità, che tutti gli indicatori internazionali identificavano come l'unico segmento funzionante, stravolta dal decreto Gelmini senza alcuna discussione e preparazione e senza alcun disegno riformatore: semplicemente per motivi contabili, perché in quel segmento i tagli consistenti erano piú semplici da realizzare. C'è stata una sinergia (non cavalcante) fra la spontanea gigantesca pacifica sollevazione (mamme, bambini, maestri, studenti universitari, ricercatori e professori) e l'azione parlamentare del PD.

La sinergia è stata cosí efficace che la Gelmini ha da poco fatto marcia indietro, con un nuovo decreto, su alcuni dei tagli alle risorse universitarie e della ricerca che avrebbero altrimenti non curato, ma ammazzato l'università. Di questo purtroppo non parlano né le televisioni di Berlusconi né Giavazzi (ufficialmente ingaggiato a ottobre come consigliere dal Ministro Gelmini, continua a scrivere sulla prima pagina del Corriere pretendendo di essere un commentatore indipendente che vive sulla Luna).

La battaglia parlamentare riformista del PD e dell'opposizione, ben raccordata col paese, ha quindi cominciato a segnare qualche punto a proprio favore contro una serie di provvedimenti imprudenti inefficaci e spesso inemendabili perché imposti in parlamento a colpi di decreti e fiducia: uno stile, quello del governo, radicale, autoritario e per niente moderato.

Poche ore fa, a Luca Sofri che mi segnalava con dolore le tue dimissioni, dicevo, dopo aver letto la tua lettera circolare: è evidente che non ha seguito la nostra battaglia parlamentare sui decreti scuola e università. Era una battaglia ragionevole e per niente appiattita sulla difesa dell'indifendibile (lo si vede, volendo, anche nei miei modestissimi interventi su www.giovannibachelet.it). Aggiungevo: se anche noi del PD comunichiamo con gli altri e tra noi usando le reti mediatiche di Berlusconi, siamo proprio fritti.

Luca mi ha risposto che io, in Parlamento, potevo anche aver fatto la cosa migliore del mondo, ma se tu, Irene, non l'avevi saputo, la responsabilità era del funzionamento del partito. Qundi comprendeva le tue dimissioni anche se secondo lui il problema non era la politica del PD, salvo dettagli, ma la sua gestione, comunicazione e funzionamento. Ho ribattuto che se nell'era di internet nemmeno i membri della direzione si preoccupano, o sono capaci, di informarsi accuratamente sul partito che essi stessi dovrebbero contribuire a dirigere, il suo cattivo funzionamento forse è anche, un pochino, colpa loro.

Ecco, erano questi i pensierini che volevo sottoporti, scongiurandoti di ritirare le tue dimissioni ed entrare in un piú intenso contatto con il nostro lavoro parlamentare e di elaborazione. Scusami per questa difesa del PD, che si conclude pure con una piccola critica. Fino a un anno fa non sono mai stato iscritto a un partito, e tutta la politica che ho fatto, l'ho fatta a titolo gratuito, facendo ricerca e didattica universitaria, come te adesso. Nel mio nuovo ruolo mi sento impegnato a fare ogni sforzo affinché questo partito, il primo della mia vita, funzioni e svolga sempre meglio, come anche tu auspichi, l'elaborazione di idee e proposte significative.

Mi fa un po' rabbia constatare che il PD venga accusato non per i numerosi difetti che ha, ma per quelli che non ha. E che gli vengono cuciti addosso dalla propaganda martellante di un avversario politico che, cosa inaudita nel Paese dove lavori adesso e in ogni altro paese civile, è proprietario di quasi tutte le televisioni, e vuole decidere non solo che cosa fa la sua maggioranza, ma anche chi debba fargli opposizione, e in che modo. Identificando come riformisti quelli che non rompono le scatole a lui. Come anche l'elezione di Villari ha dimostrato.

Un caro saluto. Scusa a te, e a tutti, per questo sproloquio notturno.

Giovanni Bachelet
www.giovannibachelet.it




La lettera di Irene Tinagli a Walter Veltroni


Caro Walter,

ti scrivo perché ho deciso di dimettermi dal Coordinamento Nazionale del Partito Democratico. Una scelta non facile che nasce dall'esperienza di quest'ultimo anno e dai dubbi crescenti sulla capacità del PD di proporsi come forza riformista e innovativa, come aveva detto di voler fare un anno fa. Un'obiettivo ambizioso al quale avevo aderito con entusiasmo e che ora faccio fatica a riconoscere in questo partito, in numerosi ambiti. Dalle posizioni ambigue su importanti temi etici e valoriali, alla gestione di processi politici locali e nazionali, ma soprattutto alle posizioni in quegli ambiti più cruciali per la crescita del paese: istruzione, ricerca e innovazione. Era su questi temi che coltivavo le aspettative maggiori verso il PD. Ero stata molto delusa dalle politiche del Governo Prodi, ma speravo che con il PD si aprisse una stagione nuova, fatta di elaborazione di idee e proposte significative.

Di fronte alle posizioni del PD su questi fronti non posso che essere sconcertata. Non ho visto nessuna proposta incisiva, se non "andare contro" la Gelmini. Peraltro tra tutti gli argomenti che si potevano scegliere per incalzare il ministro sono stati scelti i più scontati e deboli. Il mantenimento dei maestri, le proteste contro i tagli, la retorica del precariato, tutte cose che perpetuano l'immagine della scuola come strumento occupazionale. E' questa la linea nuova e riformista del PD? Cavalcare l'Onda non basta. Serve una proposta davvero nuova, che ribalti certe logiche di funzionamento anziche' difenderle. Ma non ho visto niente di tutto questo.

La mia delusione è tanto più forte quando penso alla propaganda fatta un anno fa riguardo all'apertura a idee nuove, quando penso alle molte persone provenienti da ambiti professionali qualificati che si erano avvicinate al progetto del PD e che avrebbero potuto portare un contributo in termini di idee e innovazione. Che fine hanno fatto queste persone? Quali nuove modalità di coinvolgimento e ricambio ha creato il Partito? Io stessa, che ero stata contattata (così mi era stato detto) per le mie competenze "tecniche", in un anno di vita del PD non sono stata consultata mai nemmeno per un parere. Questa emarginazione non ha certo offeso né me né, credo, le altre persone già molto impegnate fuori dalla politica. Mi chiedo però come mai, un anno fa, ci era stata chiesta una collaborazione con tanto apparente entusiasmo quando evidentemente di questa collaborazione non c'era bisogno. Mi chiedo se era necessario fare tanto chiasso sul ricambio generazionale quando basta guardare chi sta ancora in cabina di regia per capire che, in fondo, non è cambiato niente.

Inneggiare al cambiamento, all'idea di una società e di una politica nuove serve a poco se manca il coraggio di intraprendere fino in fondo le azioni necessarie a realizzare queste idee. Sartre diceva che noi siamo quello che facciamo. Sono le nostre azioni che ci definiscono, stare a discutere su ciò che ci piacerebbe essere serve a poco: la gente ci giudicherà per quello che abbiamo fatto. E di quello porteremo la responsabilità. Per quanto mi riguarda non voglio portare la responsabilità delle scelte che sta facendo questo partito che in larga parte non condivido e sulle quali non ho avuto e non ho possibilità di incidere in alcun modo. Per questo ho deciso di dimettermi.

Irene Tinagli
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31 Maggio 2015
Postato da Redazione

Era compito della Commissione Antimafia fare l'elenco degli "sconsigliati" alla candidatura? Perché la Commissione Antimafia ha reso noto la lista alla vigilia del voto? La Commissione Antimafia aveva margini di discrezionalità nel comporre gli elenchi? Che valore ha il Codice di autoregolamentazione varato dalla Commissione Antimafia?
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