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7/3/2010

Bindi: «Rispettiamo le scelte di Napolitano ma quella è una vergognosa leggina»
di Umberto Rosso - da La Repubblica


«Questa, ora, è una gara truccata. Elezioni con una ferita aperta per la nostra democrazia, inferta da Berlusconi e dalla sua maggioranza. E con una spada di Damocle che pende sul risultato».

Quale, onorevole Rosy Bindi?
«Noi ci batteremo per sanare un vulnus. Nelle piazze e in Parlamento, con una durissima opposizione per impedire la conversione in legge del decreto. Ma se dovesse passare, c'è la strada del ricorso alla Corte costituzionale. E se la Consulta boccerà la legge, è chiaro che fra un anno si torna a votare».

Intanto però Formigoni riprende la corsa.
«In Lombardia la decisione del Tar non ha nulla a che vedere con il decreto.È la prova che la tesi giusta era la nostra. Ovvero: niente vergognose leggine ad listam, bastava aspettare l'iter normale giurisprudenziale. E solo a quel punto cercare una soluzione politica condivisa. C'era tutto il tempo».

Napolitano veramente sostiene che non c'era ormai né il tempo né la volontà politica di un accordo.
«Rispetto le decisioni del nostro capo dello Stato, la più alta autorità di garanzia che si muove sempre nell'interesse dei cittadini e del nostro paese. Sempre le rispetto, e non accetto certo lezioni su questo dalla maggioranza. Solidarietà pelosa, a convenienza».

In che senso?
«Quando il presidente della Repubblica non firmò il decreto Englaro, è addirittura diventato "l'uomo della morte" per i berlusconiani. E quando la Corte costituzionale ha bocciato il Lodo Alfano si è scatenata l'ira del premier che ha accusato il capo dello Stato di non aver influito sui giudici. Insomma, solo quando fa comodo scatta la difesa di Napolitano».

Però anche Di Pietro lo attacca.
«E sbaglia. Ripeto: il capo dello Stato ha compiuto una scelta assolutamente rispettabile. Ciò detto, la nostra battaglia politica al decreto sarà frontale».

Il centrodestra accusa: il Pd chiama alla piazza perché ora teme di perdere nelle urne.
«In questi giorni esponenti del Pdl come il ministro La Russa o il vicepresidente della Camera Lupi, hanno minacciato di tutto: Masaniello, le barricate, e chissà che altro. E adesso, saremmo noi a cercare la spallata? No, sono in grado di rassicurare tanti illustri esponenti della maggioranza».

E in che modo?
«Niente minacce perché queste elezioni il centrosinistra, pure se truccate, le vince lo stesso».

Sicura?
«Il decreto si trasformerà in un boomerang per il governo. Svela fino in fondo la natura di questa maggioranza, la sua prepotenza, le leggi su misura. Soprattutto se ne stanno rendendo conto tanti elettori del centrodestra. Il ministro Brunetta, il paladino dei controlli, da domani in poi tolga i tornelli al ministero: tana libera tutti, le regole a questo punto non valgono più per nessuno».

Anche nel Lazio la lista Pdl sta per tornare in pista.
«E' evidente che ora il Tar non può che prendere le decisioni sotto "dettatura" del decreto del governo. Ma quella lista non c'era, non è mai esistita, un signore ci ha messo 55 minuti per mangiare un panino e non l'ha presentata. E in Lombardia non si sa chi ha firmato per il presidente uscente. Imbrogli, tranelli, trucchi nati da una guerra interna e feroce. E invece di chiedere scusa e di ammetterlo, hanno scatenato un diluvio di accuse all'opposizione, ai cancellieri, alle norme, alla legalità. Sanando incapacità e scontri fra gruppi e correnti con la beffa del decreto legge».

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Postato da Rosy Bindi

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