18/7/2010«Il caso del Piemonte, con le schede da ricontare perché un tribunale ha riscontrato irregolarità, è un fatto di democrazia. Di rispetto delle regole in democrazia». Scandisce le parole Rosy Bindi, presidente del Pd. Il caso-Piemonte, dice, è esemplificativo «della concezione che la maggioranza di governo ha della democrazia: Cota, come Berlusconi, pensa che il consenso popolare possa sollevare dal rispetto delle leggi. E questo è inquietante».
Dice questo perché dal Pdl e dalla Lega vi si accusa di ribaltonismo?
«Ma da che pulpito viene la predica! In Piemonte si tratta di verificare la regolarità del voto, mentre lo stesso centrodestra, spendendo ingenti risorse pubbliche, ha tenuto per due anni il Paese a ricontare i voti dell'elezione del governo Prodi. Ci dicevano che non avevamo legittimità a governare, che 24mila voti di maggioranza erano troppo pochi, ci hanno insultati in tutti i modi. Noi li abbiamo lasciati fare, ma non c'era stato ricorso. Danno dei ribaltonisti a noi, ma è evidente che hanno paura: se in Piemonte si dovesse poi tornare a votare, rischiano di perdere. Ogni giorno che passa il Paese è sempre più consapevole di essere alle prese con un governo inaffidabile. Usano il potere calpestando la legalità e producendo illegalità, lo usano contro il Paese e la democrazia, anche a fini di lotta interna».
Dopo il caso Brancher, si è dimesso un sottosegretario all'Economia, mentre un altro sottosegretario, e alla Giustizia, sarebbe implicato in una rete di corruzione e affari, la P3 che tentava di influenzare Csm e Corte Costituzionale in favore di Berlusconi. Lei che ricorda cos'era Tangentopoli, che idea si è fatta di tutto questo?
«Noi del Pd abbiamo chiesto che Berlusconi venga in Parlamento a riferire e, dopo essere riusciti a far dimettere Brancher e Cosentino, altri dovranno dimettersi. E' un problema di democrazia e anche di correttezza. Quanto a Tangentopoli, a quei tempi esistevano ancora i partiti, qui c'è solo il partito degli affari, si pensa a sé e ai propri amici, e ai nemici interni si riserva il dossieraggio, come hanno fatto con Caldoro. Vedo che Berlusconi grida al complotto, accusa come al solito magistratura e stampa, intende governare evidentemente in deroga a ogni legge, visto che il consenso popolare - secondo lui - lo solleva dall'incombenza del rispetto delle leggi. E' uno spettacolo inquietante, devastante, che si allarga a macchia d'olio. Rende evidente che la legge sulle intercettazioni serve al loro sistema di potere, serve al premier e ai suoi amici».
E si parla di crisi di governo...
«Il conflitto ormai dilania il centrodestra. Un conflitto sulla legalità che divide Berlusconi da Fini, e un conflitto sulla gestione della crisi che lo divide da Bossi e da Tremonti. Il ministro dell'Economia s'è detto soddisfatto per la fiducia alla manovra, ma il fatto è che quella fiducia non c'è nel Paese. Berlusconi dice che passerà l'estate a sistemare il partito, e il governo. Bossi sostiene che userà la spada. Dubito che ne siano capaci, ma se le cose sono sanabili le sanino. E facciano presto, perché il Paese è paralizzato. Se non ci riescono, la parola passi al Presidente della Repubblica. Il Pd lavora per sostituire la maggioranza al governo, ma non ci sottrarremo a un governo di salute pubblica. Io lo chiamo così, perché abbiamo a che fare con una malattia. Proprio per questo, dev'essere chiara una cosa: fuori tutti quelli che sono causa della malattia. Se servirà un governo di transizione che affronti la crisi economica e cambi la legge elettorale, non potranno farne parte né Berlusconi, né Tremonti. E pazienza per Casini, che pare abbia bisogno delle larghe intese per tornare in maggioranza con Berlusconi...».

Il Pd deve fare in modo che il tempo dell'agonia del berlusconismo sia utilizzato per fare almeno alcune riforme istituzionali (riduzione del numero dei parlamentari e superamento del bicameralismo perfetto) e una nuova legge elettorale. E in questa fase il primo compito del Pd è quello di essere unito e di salvaguardare in primo luogo, come partito del nuovo Ulivo, il suo profilo plurale.
Bindi: «Non prendiamo lezioni da Gasparri e Quagliariello»
La presidente del Pd, nel giorno del suo intervento alla Festa Democratica nazionale di Torino, critica la contestazione al presidente del Senato Schifani ma respinge al mittente le accuse del Pdl.

La Camera ha approvato un emendamento del Pd interamente soppressivo del dl "salvaliste" su cui il Governo aveva espresso parere contrario. Una meritata sconfitta politica di questa maggioranza e di questo governo arrogante.


