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Successive
Ore 18, Biblioteca nazionale di Cosenza. Manifestazione con Rosy Bindi, Carlo Galli e Paolo Palma.
«Le parole della consigliera Velandro sono una intollerabile istigazione alla violenza. A Cécile Kyenge tutta la mia solidarietà e la mia affettuosa vicinanza. Il suo lavoro di ministro dell'integrazione è un valore aggiunto di cui tutti dovremmo essere orgogliosi».
«La fretta fa i gattini ciechi. Non è molto elegante misurare sui tempi che il Parlamento ritiene più opportuni la volontà o meno di fare le riforme istituzionali. Se davvero il governo vuole collaborare con le Camere si dimostri più attento alle esigenze di approfondimento».
«Basta con il linciaggio costante e inqualificabile nei confronti del ministro Kyenge, a cui va tutta la mia solidarietà e il mio sostegno. È stata offesa una donna, ministro della Repubblica, impegnata sulla frontiera dell'integrazione, questione decisiva per un futuro migliore del Paese e a cui non vogliamo rinunciare».
«Dopo il risultato eccellente conseguito con la conferma al primo turno di Achille Variati, sindaco di Vicenza che ha sconfitto Manuela Dal Lago, ora cade la roccaforte leghista del duo Gobbo-Gentilini: il nuovo sindaco di Treviso Giovanni Manildo realizza una impresa straordinaria».
«Un risultato importante per il Pd e il centrosinistra che conquista non solo il governo della Capitale ma quello di storiche roccaforti del centrodestra e soprattutto frena l’emorragia di voti, seppure in un quadro di allarmante astensionismo».
Dunque, il percorso congressuale ha preso il via ed è utile cominciare a riflettere sulle questioni di fondo. La prima e la più decisiva è quella dell'identità stessa del Pd, dei suoi riferimenti ideali e della sua missione nella società e nel sistema politico italiano. Dopo avere assunto la guida del Pd, pur con la misura e il garbo che gli sono propri, Epifani ha fatto uso di una espressione impegnativa: il Pd, ha notato, sconta una «identità fragile». Che è espressione più forte dell'«amalgama mal riuscito». Muovendo da quell'assunto, accenno a una questione cruciale nel processo congressuale. Sento dire da Epifani che il congresso muoverà dal basso. Formulata così, chi mai oserebbe eccepire? Tuttavia vorrei capire. Altra formula di rito è la seguente: si richiede un «congresso vero». Che significa? Se capisco: una riflessione e un confronto aperto, franco, serrato, di natura eminentemente politica.
«Ha ragione il presidente Napolitano, la priorità in questo momento è una nuova legge elettorale, che va predisposta a prescindere dal responso della Consulta e senza attendere l'esito della Commissione di esperti nominata dal governo».
Un dialogo importante in cui il presidente Napolitano e Papa Francesco hanno intrecciato e, in qualche modo, anche scambiato le parole "conversione" e "cambiamento", registrando una forte sintonia nel segno di quella collaborazione tra Stato e Chiesa per il bene comune delineata nella Costituzione. Sono grata al pontefice per il riconoscimento del contributo dei cattolici italiani al progresso delle istituzioni democratiche e per l'invito a colmare con l'impegno politico lo scarto tra l'affermazione dei principi e la loro concreta attuazione, che la crisi economica sta allargando in modo acuto.
«Alla buon’ora! Il Ministero delle Politiche agricole gliel’aveva detto chiaro: una comunicazione non basta per far partire l’iter. E finalmente la Regione Lombardia ha deliberato la dichiarazione di stato di crisi e l’avvio del riconoscimento dello stato di calamità in agricoltura».
Esamineremo con grande attenzione il testo del ddl costituzionale approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Nel frattempo non convincono alcune spiegazioni del ministro Quagliariello. Non si vede per quale motivo il Parlamento debba aspettare alcuni mesi, quando le Commissioni Affari costituzionali sono pienamente in funzione e legittimate a farlo. Né appare chiaro il ruolo del comitato degli esperti: forse il governo vuole farci risparmiare le audizioni parlamentari?
Un’arma di “distrazione di massa”, usata all’occorrenza e senza comprendere come non sanerà le difficoltà economiche italiane. Così Rosy Bindi, fino a poche settimane fa presidente del Partito democratico, dice a Formiche.net che il presidenzialismo non sarà la panacea di tutti i mali. E osserva: «Non credo affatto che la concentrazione di poteri sia la soluzione ai nostri problemi. La Costituzione è la legge fondamentale della Repubblica e non può essere modificata a colpi di maggioranza. Questo errore è già stato fatto e non ha portato fortuna a chi voleva prove di forza. Occorre cercare una larga condivisione, in primo luogo in Parlamento e con le forze di opposizione, seguendo le procedure previste dai costituenti».
Firenze Galluzzo, viale Tanini, ore 21.00: Rosy Bindi alla Festa democratica, con Patrizio Mecacci, Lorenza Giani e Filippo Fossati
Nel giorno in cui i consiglieri regionali lombardi discutono su come intervenire a favore delle aziende agricole colpite dal maltempo, la XIII Commissione Agricoltura della Camera ha espresso parere positivo sul Decreto legge 54/2013 che prevede la sospensione dell’Imu.

Un dialogo importante in cui il presidente Napolitano e Papa Francesco hanno intrecciato e, in qualche modo, anche scambiato le parole "conversione" e "cambiamento", registrando una forte sintonia nel segno di quella collaborazione tra Stato e Chiesa per il bene comune delineata nella Costituzione. Sono grata al pontefice per il riconoscimento del contributo dei cattolici italiani al progresso delle istituzioni democratiche e per l'invito a colmare con l'impegno politico lo scarto tra l'affermazione dei principi e la loro concreta attuazione, che la crisi economica sta allargando in modo acuto.
«Il discorso di Letta ambizioso e apprezzabile»
Rosy Bindi intervistata da Sky Tg24 nel giorno della votazione della fiducia alla Camera al governo guidato dall'ex vicesegretario del Pd.


