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«A 33 anni di distanza il suo martirio laico resta una testimonianza ancora viva di cosa vuol dire lotta ai poteri criminali e impegno per la giustizia e il bene comune. Mattarella sapeva unire la buona amministrazione e la cultura di governo con la capacità di guardare oltre».
«Consideriamo Monti una presenza importante per la vita del nostro Paese, lo consideriamo un competitore autorevole che alzerà la qualità e il tono della campagna elettorale. Noi siamo però pronti alla sfida».
«Siamo un partito in cui la pluralità delle sensibilità e delle idee ha piena ospitalità e non vorremmo mai silenziare alcuno, tanto più quando poi si tratta di politiche del lavoro».
L'appoggio così pronunciato della Chiesa a Monti? «Un fatto certamente inusuale», taglia corto Rosy Bindi, presidente del Pd. Che attacca: «In un momento come questo ci vorrebbe un vero sforzo di innovazione, di messa in campo della dottrina sociale della Chiesa per favorire i più deboli e lo sviluppo. Il contrario del sostegno a operazioni politiche che si muovono nel solco del moderatismo. Noi puntiamo a vincere perché anche la nostra coalizione ha la vocazione maggioritaria. Però fin dall'inizio, con molta più chiarezza e anche umiltà, abbiamo detto che cercheremo comunque un rapporto di governo con altre forze riformiste ed europeiste: non abbiamo cioè la pretesa di governare da soli. Questo perché ci attende un periodo non meno complicato di quello che abbiamo alle spalle. La crisi non è risolta e anzi i suoi effetti diventano sempre più pesanti».
«Grazie al presidente Napolitano per il suo lucido e rigoroso messaggio in cui ha racchiuso le fatiche di un settenato che sarà ricordato per la correttezza e l'equilibrio istituzionale, la difesa dell'unità nazionale, la fedeltà alla Costituzione. Nel suo ultimo messaggio di auguri ha indicato i problemi sul tappeto e i nodi irrisolti».
Rosy Bindi ricorda il sostegno che Rita Levi Montalcini le diede quando, da ministro della Sanità, si trovò ad affrontare la grande emotività suscitata dal caso Di Bella nella lotta contro il cancro. Ritrovatala poi senatrice a vita, ne ha apprezzato il coraggio e l'impegno civile per le donne e per il futuro del Paese.
Intervista telefonica di Repubblica Tv a Rosy Bindi, dopo le primarie dei parlamentari del Pd. La presidente dell’Assemblea nazionale del partito, che a Reggio Calabria ha ottenuto 7.527 voti, spiega di aver «accettato con trepitazione, perché so che la Calabria è terra difficile. Ma è stata una prova vera».
Esprimo il mio commosso cordoglio e quello dell'Assemblea nazionale del Pd per la scomparsa di Rita Levi Montalcini, donna straordinaria, una delle belle figure dell'ultimo secolo, che ha vissuto la sua lunga e luminosa esistenza sempre a testa alta, con grande forza e intelligenza, spendendo tutte le sue energie al servizio della dignità dei malati e della ricerca scientifica. Rita Levi Montalcini lascia un segno inconfondibile in tutto il mondo del genio femminile non solo nel campo della medicina, dove aveva conquistato il premio Nobel e prestigiosi riconoscimenti internazionali.
«Grazie di cuore ai cittadini, ai volontari, ai militanti e dirigenti del Pd di Reggio Calabria e della provincia, che hanno contribuito al successo di queste primarie. Sono molto contenta della grande partecipazione che è stata registrata».
«Esprimo il mio commosso cordoglio e quello dell'Assemblea nazionale del Pd per la scomparsa di Rita Levi Montalcini, donna straordinaria, una delle belle figure dell'ultimo secolo, che ha vissuto la sua lunga e luminosa esistenza sempre a testa alta».
Sabato 29 e domenica 30 dicembre il voto per scegliere i candidati del Partito Democratico al parlamento.
Ci si interroga sul sostegno aperto delle gerarchie romane (sottolineo: romane) all'iniziativa politica di Monti. Una relativa novità. Nei lunghi anni che ci separano dal 1995 - anno spartiacque, coinciso con il grande convegno ecclesiale di Palermo - grosso modo il tempo dominato dalla figura controversa di Berlusconi, i vertici ecclesiastici hanno seguito un doppio binario: l'enunciazione della legittimità del pluralismo politico tra i cattolici italiani e il malcelato, pratico sostegno al centrodestra. Più esattamente: la diffidenza e persino l'ostilità verso l'Ulivo e il centrosinistra. Ne sa qualcosa Romano Prodi, che ne fu ferito anche sul piano personale.
La fila è lunga davanti alla porta di Rosy Bindi, nella sede provinciale del Pd di Reggio Calabria. Ci sono sindaci, uomini di partito, associazioni. C'è tutto un territorio da conoscere, in due giorni, che vuole ascoltare e farsi ascoltare, che vuole capire il significato della sua candidatura. Bindi è serena, nel suo cardigan blu cobalto, avvolta da un foulard che toglierà presto. Non è abituata alle nostre temperature, molto di più, invece, a quella di certe polemiche.
«Quando c'è una risorsa importante in campo come quella del presidente Monti è un bene per il Paese, un arricchimento per la vita politica, un'opportunità in più. Ed è positivo anche perché è un'alternativa forte al berlusconismo, al populismo e anche all'astensionismo. Sarà una competizione molto impegnativa. Monti è sì alternativo a Berlusconi, ma anche in competizione con noi. Il nostro progetto, però, non cambia. Puntiamo a vincere le elezioni e a governare coi moderati e il nostro candidato premier è Bersani. Con Monti, però, non potremo non confrontarci anche se è chiaro che ci sarà da valutare il risultato elettorale. Noi puntiamo a vincere sia alla Camera che al Senato».
Tra sabato e domenica si voterà per le primarie dei parlamentari. Il Pd ha deciso di affidare agli iscritti e agli elettori la possibilità di scegliere i nostri candidati al Parlamento, una risposta coerente con la nostra netta opposizione alla legge elettorale che il centrodestra ci ha impedito di modificare. Nei limiti di tempo imposti dallo scioglimento anticipato della legislatura, ci è sembrato giusto confermare la nostra vocazione di partito di popolo, in ascolto della società e aperto alla partecipazione.

Si può sacrificare la Costituzione al governo del Paese? Io non sono disponibile e credo che come me non lo siano né il presidente della Repubblica né il presidente del Consiglio, che pure ha legato la vita del suo esecutivo al precorso delle riforme istituzionali e costituzionali. Ma il rischio c’è stato ed è inutile nascondercelo. Troppa è stata l’enfasi sulla Convenzione, il comitato dei saggi, il gruppo di esperti evocati in queste settimane e varie sedi, istituzionali e non, come facilitatori o mallevadori di un processo di riforme che tutti considerano ineludibile.
«Il discorso di Letta ambizioso e apprezzabile»
Rosy Bindi intervistata da Sky Tg24 nel giorno della votazione della fiducia alla Camera al governo guidato dall'ex vicesegretario del Pd.


